12 Barga terra di emigrazione


Nel XIX secolo Barga, da enclave fiorentina in Valle del Serchio, si trovò a far parte del neonato Stato italiano. Paradossalmente si aprì una stagione difficile: l'improvvisa perdita dei privilegi fiscali goduti come isola fiorentina in territorio lucchese, causò alla cittadina un inaspettato impoverimento. Fu così che dal Barghigiano partirono consistenti ondate migratorie verso i paesi esteri, in cerca di fortuna. Barga conosceva già il fenomeno dell'emigrazione, che rimaneva però stagionale e circoscritta a necessità lavorative. L'emigrazione dei secoli XIX-XX vide invece i barghigiani stabilirsi nei paesi di tutto il mondo, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, dalle nazioni europee al Sud America. Se i primi partirono soprattutto come figurinai di gesso, gli emigrati si specializzarono poi in numerose attività, soprattutto in ambito ristorativo. Una consistente ondata fu quella diretta verso la Scozia, tanto che oggi Barga si fregia del titolo di "the most Scottish town in Italy". Un tratto accentuato dell'emigrazione barghigiana fu l'idea del ritorno in patria: se molti rimasero nei paesi in cui avevano cercato fortuna, altrettanti fecero rientro nella città natia, portando con sé le tradizioni e l'identità culturale del paese adottivo, unitamente alle ricchezze materiali, i cui risultati si possono vedere ancora oggi nella schiera di ville neoliberty ed eclettiche costruite dai migranti di ritorno. A sottolineare il forte legame, nel 1949 fu fondato da Bruno Sereni il Giornale di Barga, definito "Voce indipendente di unità ideale con i Barghigiani all'estero". Il Giornale battezzò gli emigranti rimasti nei paesi di destinazione "bargo-esteri": un felice neologismo che trova riscontro sino ad oggi. A riconoscere già dagli inizi l'importanza del fenomeno migratorio fu il poeta Giovanni Pascoli, che dedicò a questo tema alcune delle sue più belle opere.

In 19th century Barga became part of the new Italian state and was no more a Florentine enclave in the Lucca area. This passage marked the beginning of a difficult season. Barga suddenly lost tax privileges being a border city and became unexpectedly poor. Hundreds of people left Barga and emigrated to foreign countries, in search of fortune. Barga was already familiar with emigration, but this phenomenon was seasonal and limited to work needs. Instead, 19th and 20th centuries emigration brought people from Barga to countries all around the world, from Great Britain to United States, from European nations to South America. The first emigrants were mainly plaster figuristes, then they started to specialize in many activities, especially in the restaurant sector. So many "Barghigiani" went to Scotland that today Barga is known as "the most Scottish town in Italy". A strong feature of Barga emigration was the idea of returning home. Many people remained abroad; many others came back to their birth city. They brought back traditions and cultural identity of the adoption country, but also material riches. The results can still be seen today in neoliberty and eclectic villas built by returning migrants. In 1949 Bruno Sereni founded the "Giornale di Barga", and called it "an indipendent voice of ideal union with Barga people abroad". "Giornale di Barga" namedthe emigrants who remained in the destination countries "bargo-esteri": a happy neologism that has been confirmed until these days. The poet Giovanni Pascoli recognised the importance of emigration from the very beginning and dedicated to it some of his most beautiful works.

www.openbarga.it